Pappa pronta 2.0 – il mio primo mese di allattamento al seno

Dopo aver scritto un post pre-parto sull’allattamento al seno (Pappa pronta), ora posso scrivere per esperienza personale in corso.
La prima cosa che mi viene da dire? Un gran casino, davvero impegnativo e a volte mentalmente snervante. Ma bellissimo.

Prima che l’Alien nascesse credevo che avere un essere attaccato al seno sarebbe stato strano, almeno all’inizio. Invece l’ho trovata da subito la cosa più naturale del mondo. Nessuno ci ha dovuto spiegare niente, anzi io ero ancora mezza fatta dall’anestesia totale, ci ha pensato l’istinto e il primo attacco è andato alla perfezione.
Quindi diciamo che l’allattamento è iniziato sotto la migliore stella, e tecnicamente è sempre andato tutto bene, con tanti complimenti da parte delle ostetriche.

L’Alien cresce bene, ciuccia di gusto e con facce divertentissime, il latte arriva presto e abbondante, cosa si può volere di più? O di meno…

In realtà da quel mondo idliaco in cui mi avevano collocato le professioniste sono crollata subito con i piedi per terra. Prima di tutto con i dolori terribili dei primi giorni che sembravano ingestibili già solo quando la pargola si avvicinava per la poppata (è vero che poi passano come ti dicono), cose che ti fanno passare subito la fantasia di allattare.

Dopo i dolori è arrivata la montata lattea, fastidiosa anche quella ma sembrava già più gestibile… finché non ho iniziato a perdere latte ovunque e in qualunque ora del giorno o della notte. Una cosa imbarazzante, frustrante e soprattutto davvero poco pratica. Dal quarto giorno è una lotta quotidiana con coppette, assorbenti vari e asciugamani a non finire (evitando la conta dei vestiti). Mi ci sono volute tre settimane per sviluppare una tecnica utile e pratica dentro e fuori casa, così da poter allattare con meno “umidità sparsa” possibile. Perché in fondo riuscire ad allattare ovunque e in qualsiasi momento è un grandissimo vantaggio e una bella libertà.

Un’altra fonte di stress non indifferente (e che nessuno del mestiere racconta a dovere) è la quantità di volte che un neonato può chiedere di mangiare e quanto impegno fisico e psicologico richiede farlo. La fanno facile, forse perché altrimenti non ci proveremmo nemmeno.
La mia dolcissima creatura, degna figlia di sua madre, ha iniziato subito con 15-20 attacchi al giorno, giusto per essere sicura di avere sempre il cibo a disposizione. Ho sentito il vero impegno della cosa solo una volta rientrata a casa, quando mi sono rimasti solo dei minuti al giorno per fare quello che volevo o dovevo.
In più il cibo che si mangia influisce (eccome) sulla digestione della creatura, quindi anche sul suo umore e in sostanza anche sulla sanità mentale della madre. Quindi mi aspettano altri mesi di dieta e cibi proibiti… Evviva!

Ultimo punto fondamentale: essendo l’unica fonte di nutrimento e di vita della belva per quasi tutti gli scleri della giornata non c’è nessuno che possa intervenire a parte mamma. Il potere magicamente calmante della tetta non ha eguali.
Quindi che in casa ci siano aiuti o meno in sostanza non cambia lo svolgimento delle mie giornate o non mi da una vera tregua.

Mettendo insieme la stanchezza del post-operatorio, il dover imparare a gestire una creatura che non hai quasi mai visto e le difficolta sopra citate mi sono sentita prosciugata in tutti i sensi, privata di tutto quello che potevo offrire. Devo ammettere che ho pensato più di una volta quanto potrebbe essere più semplice usare il latte artificiale, scollegare questa dipendenza, creare degli orari precisi e rigidi, potermi prendere un’ora per me lasciando detto “se ha fame il latte è in frigo”.

Credo che in fondo mi spaventi questo annullamento totale e necessario per la cura di una nuova vita, seppur aliena. Mi preoccupa l’idea che possa durare per sempre. Ma è un impegno che ho preso con lei il giorno che ho deciso di averla, quindi visto che non c’è niente che non vada nell’allattamento credo proprio che mi terrò gli scleri e andrò avanti.

Mi dicono tutti (mamme navigate e persone del settore) che il primo mese (o i fantomatici 40 giorni) sono i più impegnativi e dopo dovrebbe sistemarsi tutto. Mi auguro sia vero.

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Gnoma e Alien si tengono per mano.

5 pensieri riguardo “Pappa pronta 2.0 – il mio primo mese di allattamento al seno

    1. Ma tanto poi verso i trenta tornano da mamma a chiedere consiglio… Credo che per quanto litigioso il legame madre-figlia sia unico. Vedo come vanno le cose con la mia di mamma!

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    1. Grazie a te!!! A me piace dire le cose come stanno… È bellissimo ma non sono tutte rose e fiori e tra l’altro finche si fa finta che è tutto perfetto secondo me non si può migliorare. Basta prendere le difficoltà con gioia!

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      1. Esatto! Poi è inevitabile che ci siano pro e contro, immagino… quindi perché non dirli semplicemente? Magari molte pensano di non sembrare brave mamme, quando secondo me piuttosto è il contrario, perché la sincerità è una dote fondamentale! 😀💕 baci a voi 😘

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